mercoledì 5 novembre 2008

The wind of change


Aggiungo solo qualche pensiero a quanto l'altra mia metà ha già scritto.
Non può piovere per sempre, diceva il Corvo, e ci credo. Profondamente.
Per quanto lungo possa essere un tempo oscuro e pesante, non può durare eternamente.
Ecco perchè quando avviene il cambiamento, l'entusiasmo e la gioia che si generano spontaneamente sono ancora più incontenibili. Perchè lo si è aspettato da tanto.
Barak Obama ha non uno ma tantissimi pesi sulle sue giovani spalle. E un enorme impegno che si è preso non solo nei confronti del popolo americano, ma del mondo intero. In questo momento, infatti, lui incarna il cambiamento, appunto, e in nessun'altro paese del mondo è arrivato altrettanto Messia. Lui è il primo, grosso segnale che qualcosa in questo mondo doveva cambiare, per evitare di portarci verso un baratro di rassegnazione e autodistruzione.
Ha un compito immane: cambiare rotta, indicare nuovi obiettivi, aprire nuove strade.
E' un impegno enorme per un solo uomo, e tutto l'entusiasmo che lo ha sostenuto, lo ha accompagnato e lo seguirà nei prossimi tempi non può comunque essere abbastanza.
Non tocca solamente a lui cambiare, dobbiamo farlo anche noi. Soprattutto noi.
Non possiamo lasciare tale responsabilità nelle mani di un sol uomo, per quanto coraggioso. Ognuno di noi deve prendersi la propria pala in mano, e cominciare a ripulire il mondo da tutte le schifezze che abbiamo contribuito a buttarvi. Con la nostra mancanza di fiducia, col nostro assenteismo, con la nostra pigrizia, con la facilità a delegare ad altri decisioni e impegni. Salvo poi recriminare, contestare, attaccare senza mai cercare di affrontare, ciascuno, la propria parte di responsabilità.
La vittoria di Barak Obama, parallelismi con Kennedy e Martin Luther King a parte, è sicuramente un grosso segnale. Ma tocca a noi, a ciascuno di noi, fare sì che questo segnale non sia un semplice lampo di luce nel buio della notte. Bensì il preludio ad una nuova alba, per tutti. Non solo per gli americani, per tutti.
Occorre riconoscere Barak Obama in ciascuno di noi, ritrovare la fiducia nei propri ideali, nella possibilità di un mondo migliore, e, soprattutto, nella solidarietà e nella condivisione.
Barak non ha vinto da solo, è stato sorretto dalla forza e dalla volontà di tutti i suoi elettori, della sua famiglia e di chi ha creduto in lui. Ma lui rappresenta ciò che noi siamo: uomini NORMALI, che grazie alla fiducia e alla volontà possono cambiare il mondo.
Questo è l'insegnamento più grande di questa vittoria. Un uomo normale che diventa presidente del paese più importante del mondo. L'uomo dell'anno, appunto.
Non voglio credere che Barak abbia vinto solo perchè si sia semplicemente realizzato nella vita reale il copione di un film (l'Uomo dell'Anno, appunto, con Robin Williams).
Voglio credere che abbia vinto per ricordare a ciascuno di noi che abbiamo il potere di fare, di realizzare, di creare. Non soltanto di distruggere.
Ma dobbiamo tornare ad esserne consapevoli e soprattutto... dobbiamo tornare ad usarlo e non lasciarlo a libero appannaggio del presidente del consiglio o del ministro di turno.
Aprire la mente e il cuore significa prima di tutto aprire gli occhi. Torniamo a riflettere, ad ascoltare, a scrutare l'orizzonte, torniamo a vivere.
"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza."
L'esser davvero consapevoli di questa realtà, è il primo, vero segnale di cambiamento.

Sign of the time

Quando la storia segna i passi importanti tutti vogliono il loro strapuntino, ed Ant non è da meno.
Anche se la storia se ne frega di quello che scrivo io. Ma non importa.
Barak Obama è proclamato presidente da soltanto poche ore, eppure fiumi di inchiostro sono già stati scritti. Hanno tirato in ballo Martin Luther King, Kennedy, la grande democrazia americana, hanno scritto "he has a dream", "strano ma nero" e molto altro.
E tutto questo entusiasmo non si puo' spiegare in altro modo se non con l'enorme importanza che la politica USA riveste nelle vite degli americani, ma anche di tutti gli altri.
E non è tutto qui, c'è anche il risultato liberatorio di un decennio oscuro e oscurantista.
Un decennio che ha sdoganato ad eccellenza del pensiero la tracotanza e la ragione presa con i carri armati. L'arroganza tronfia che non ratifica il protocollo di Kyoto e alimenta l'odio fra i popoli. Il mercato elevato oltre la divinità, perchè almeno in chiesa si è liberi di non entrare, dal mercato non hanno lasciato fuori nemmeno gli aborigeni. E guai a contraddirlo.
E così ci hanno regalato frottole sull'Iraq, mutui sub-prime, finanza creativa, smantellamento dello stato sociale e molto altro.
Certo quest'uomo ha davanti una responsabilità che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma larga parte dell'america ed anche del mondo ha dimostrato fiducia nei suoi confronti.

Anche il nostro Napolitano non è stato da meno e si è già congratulato. In tanti ci auguriamo che non rimangano solo vuote parole ma che anche questo piccolo mondicino provinciale in cui viviamo spalanchi le finestre e respiri a pieni polmoni il vento nuovo che spira.
Perchè anche qui, fra la pizza e i mandolini, siamo in tanti ad esser stufi della ricetta in salsa italiana della tracotanza di cui sopra. Siamo stufi di ex-presidenti della Repubblica che pontificano dietrologia e spranghe dai quotidiani, di Presidenti del Consiglio che non farebbero ridere nemmeno al bagaglino e di una corte di comprimari che al bagaglino non farebbero nemmeno i guardarobieri.

Pertanto con questo post, oltre a riempire l'ennesima inutile cyberpagina, voglio augurare buon lavoro anch'io al nuovo Presidente.
Perchè l'America ne ha bisogno e ne ha bisogno il mondo intero.

giovedì 9 ottobre 2008

Paura


Cito di seguito un bellissimo articolo che ho trovato sul blog di un amico dal quale c'è sempre qualcosa da imparare... lo ritengo profondamente vero, sia nell'analisi della nostra società e dei nosti animi, che nello spiraglio di luce che lascia alla fine quale via d'uscita al catrame appiccicoso nel quale ci siamo un po' tutti impantanati...

di Lisa Ginzburg

La paura era collettiva, adesso è individuale. Non più terrore condiviso di epidemie, catastrofi, guerre. Invece un tarlo insinuante e sottile vissuto in solitudine, ognuno acquattato nel grembo delle proprie nevrosi. È per esplorare le dimensioni dei nostri più profondi timori che in questi giorni a Roma si è tenuto il primo World Social Summit, organizzato dalla Fondazione Roma e dal Censis. Attraverso le voci di sociologi, filosofi, architetti, scrittori, rifugiati, magistrati, politici, psicoanalisti. Calarsi nel baratro delle “paure planetarie” e di lì immaginare strade per arginarle, dare loro un contenitore. «Governare la paura», è stato detto dal Presidente della Fondazione Roma nel discorso di apertura dei lavori, «è possibile solo se si è in grado di ascoltare l’anima». Già, ma l’anima del mondo è a tal punto opaca, indefinita, che della sua stessa illegibilità c’è di che aver paura. Tutto suona caotico, irrazionale, imprevedibile e perciò non risolvibile. Alla nostra paura e alla sua ancor più perniciosa alleata, la paura della paura, il solo vero rimedio – ha argomentato James Hillman – è l’immaginazione con le sue infinite possibilità.

La vita corre, il mondo ancora di più. Quel che ognuno di noi teme è di “perdere il treno”, il proprio posticino nella società. Come ha spiegato il sociologo Zygmunt Bauman, la sindrome più forte è quella di venire esclusi, proprio come nel “Grande Fratello”. Siamo tutti vulnerabili, esposti, prossimi all’umiliazione. La paura non è tanto quella di una catastrofe che può avventarsi sul mondo. La paura maggiore è di venire esclusi dal “gruppo”. Non si temono, come era prima, i lupi – bestie feroci sì, ma visibili e riconoscibili. Ora quel che si paventa sono i lupi travestiti da uomini, i kamikaze, portatori di morte camuffati, assassini padroni dell’imprevisto. La realtà è un mistero, gli esseri umani sono tutti potenziali nemici. Da questa condizione di insicurezza esistenziale (perché è ormai impossibile pensare la società come una rete che possa proteggerci, tutelarci), la paura diventa un business. Una gigantesca occasione di profitto, un capitale commerciale. Sulla paura si specula. La si manipola, a seconda delle opportunità che essa offre.

Le statistiche parlano chiaro. L’Italia spicca, prima vittima della manipolazione mediatica. Tra le grandi metropoli globali, Roma è quella dove il maggior numero di persone (48,4%) attribuisce all’informazione l’essere causa scatenante di panico. È anche, Roma, la città del mondo con la più alta percentuale di sistemi di autoprotezione (porte blindate, allarmi, etc.). Come dire: siamo strabici. Da un lato sappiamo bene di quali macro-meccanismi risultiamo i burattini, dall’altro i fili si tendono e scattiamo sull’attenti ad ogni allarme, falso o patinato che sia. Senza riuscire a vedere i pericoli veri, né essere lucidi abbastanza da contattare le nostre ansie interne. Un mondo talvolta estremo (come quello descritto da Roberto Saviano, anche lui ospite del Summit), dove «la dimensione di morte è necessaria a raggiungere gli obiettivi, dove parlare di paura genera paura». C’è una società “scura”, che agisce inconsapevolmente, pervasa di fragilità. Una comunità globalizzata dove tutto coesiste, generando osmosi di merci, di culture, ma anche di violenze e di criminalità organizzate. E le diverse reazioni a questo grande mescolarsi del mondo. Roma è la capitale mondiale più restìa a riconoscere le proporzioni del mutamento, con un 19,7% di spaventati dalla crescente immigrazione di contro al 4,6% di Parigi. (Proprio Roma che, lo ha sottolineato Massimiliano Fuksas, con i suoi 2 milioni di abitanti ai tempi di Augusto è stata la prima megalopoli della storia).

Vaste plaghe di pessimismo, contrazioni psicologiche, chiusure. In una parola: sfiducia. Se l’antidoto a questo stato di cose è sembrato sinora essere il rifugiarsi in sé o nel mondo parallelo del virtuale (Second Life ha 12 milioni di utenti registrati nel mondo), le cose parrebbero mature per cambiare. In nome dei grandi corsi e ricorsi della storia, tornare alla solidarietà tra umani. Condividere i nostri timori, recuperare le risorse della solidarietà.

Ricominciare a vedersi, parlarsi. Dare così le giuste proporzioni a tante delle nostre angosce. Perché – lo ha detto Edoardo Boncinelli parlando delle possibilità liberatorie offerte dalla scienza – «la paura non si può eliminare, ma si può rendere sempre più immotivata».

giovedì 11 settembre 2008

A-rieccoci...

Tornati. Sì, dopo solo una settimana di ferie e lasciato il giusto tempo di adattamento ai nuovi ritmi e alle nuove realtà lavorative di entrambi... Scambi di testimone. Buffa la vita.
Ma torniamo ai viaggi... Quest'anno ci siamo concessi solo una settimana di vacanza, ma per chi come noi ha bisogno di una mèta dove rilassarsi e allo stesso tempo anche visitare e "girare", consigliamo senz'altro l'isola d'Elba. Piccola abbastanza da esser comodamente visitata in lungo e in largo in una settimana, ma altrettanto ricca di cose da vedere senza annoiarsi mai...
Fine agosto regala ancora giornate splendide di colori e profumi ancora forti, sole senza nuvole, caldo abbastanza da potersi ancora rosolare e rientrare in città con un bel colorito... Ma soprattutto regala prezzi decisamente più abbordabili, che invece in luglio e agosto farebbero desistere anche gli innamorati dell'isola più intraprendenti... Abbiamo prenotato un monolocale (dove si poteva tranquillamente dormire in 4..) a Portoferraio in pieno centro, con vista (e terrazzone...) sul porto, a 500 € per tutta la settimana (ma un'amica incontrata per caso il 1° giorno di mare ci ha detto di aver trovato un delizioso bilocale in pineta fuori Portoferraio a 350 €, prenotandolo a marzo... miracoli del 1st-in...). La vita sull'isola può risultare più o meno cara a seconda delle aspettative di vacanza che ci si pone (venirci in barca, pur essendo una bellissima esperienza, può risultare infatti decisamente più caro...), devo dire che anche da questo punto di vista ci siam trovati benissimo (del resto, avevamo la COOP a 5 min. a piedi e per un paio di sere siamo pure andati a mangiare a sbafo alla festa del rugby della squadra di Portoferraio!! bella festa estiva semplice e genuina). Consigliamo cenetta romantica a Porto Azzurro possibilmente non in uno dei ristoranti tipicamente turistici che si trovano sulla piazza... Da provare il merluzzo alla livornese.
L'isola è un susseguirsi continuo di panorami e mare da sogno, che morfologicamente ricordano molto la vicinissima Corsica. La ricchezza di vegetazione regala ad ogni curva un'esplosione di profumi mediterranei accentuati dal vento e dal contatto con la natura che solo la moto può regalare... E poi, la ricchezza mineraria rende alcune zone ancor più interessanti. Di sicuro, consigliamo di fare un giro verso la Costa dei Gabbiani (solo se si dispone di adeguato mezzo di locomozione, essendo la principale strada di accesso completamente sterrata), oltre Capoliveri in direzione Remaiolo-Punta Calamita. Gran parte di questa costa è "occupata" da un villaggio vacanze organizzatissimo, pulito, al di fuori dei principali circuiti turistici. Praticamente un sogno... anche perchè la parte di costa che occupa è assolutamente selvaggia e bellissima. Si può arrivare agevolmente (a patto di metter in conto 20 min. di scarpinata sotto il sole...) alla spiaggia di Punta Calamita, e sentirsi un po' Robinson Crusoe (per quanto possibile..) in mezzo a sassi bianchi e verdi e una spiaggia nerissima e brillante (magnetite, appunto, proveniente da una vecchia miniera ancora visibile arrivando sulla spiaggia).
Altro punto panoramico molto bello si può trovare dalla parte opposta dell'isola, a Punta Polveraia, l'estremo ovest dell'isola (puoi fare ciaociao ai corsi da lì...), e consigliamo vivamente di percorrere tutta la strada che costeggia la costa occidentale perchè merita davvero... Da lì, arrivare a Fetovaia e Cavoli, forse le 2 spiagge più famose dell'isola, è un attimo.
Molto belli anche i paesini dell'interno (Poggio, Marciana, Rio nell'Elba), dove oltre al panorama mozzafiato puoi godere di frescure e silenzi lontano dalla calca della costa.
Ultimo consiglio per chi avesse voglia (e tempo..) di visitare oltre all'Elba anche qualche altra isola dell'arcipelago toscano. In totale sono 7: Elba, Capraia, Pianosa, Giglio, Giannutri, Montecristo e Gorgona. Pian piano, chissà, riusciremo a visitarle tutte, perchè ci dicono essere una più bella dell'altra.. Per il momento ci siamo limitati all'Elba e a Capraia (ci tentava anche Pianosa, ma essendo strettamente tutelata in quanto ex colonia penale vi si può accedere solo tramite viaggi organizzati).
Capraia è la classica isola vulcanica semideserta, con giusto il centro abitato di Forte S. Giorgio (dove però stanno già costruendo l'ennesimo centro superchic per ricconi all'interno del forte stesso...) e l'annesso porticciolo da visitare. Poi, per fortuna, armati di santa pazienza e piedi allenati, si può scarpinare indisturbati qua e là (tranne un settore dell'isola, anch'essa ex colonia penale e pertanto vigilata..). Ci siamo limitati ad andare alla baia dello Zurletto, ma devo dire che l'acqua cristallina e la miriade di pesci (e qualche medusa..) che vi abbiamo trovato ci ha decisamente soddisfatto..
Sarà stata solo una settimana di ferie, ma i benefici effetti fortunatamente si sono sentiti... e ora via, a sognare altri viaggi.

martedì 19 agosto 2008

Satyagraha


Ovvero: la Verità e la Non-Violenza.
Dedico questo post non tanto all'iniziativa (a parer mio, ancora un'azzeccata operazione di marketing...) quanto alla profondità del messaggio di Gandhi che qualche giorno fa è stato reso pubblico dopo esser stato recuperato dopo 61 anni (si può trovare il testo completo sul sito www.avoicomunicare.it). Di seguito, il pezzo che mi è sembrato più bello e significativo:

"Se volete dare di nuovo un messaggio all'Occidente, deve essere un messaggio di 'Amore': un messaggio di 'Verità'.
Ci deve essere una conquista. ... Voglio catturare i vostri cuori. e non voglio ricevere i vostri applausi Fate battere i vostri cuori all'unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto.

Voglio lasciarvi con il pensiero che l'Asia debba conquistare l'Occidente.
Poi, la domanda che mi ha fatto un mio amico ieri: 'Se credevo in un mondo unico?'.
Certo, credo in un mondo unico. Come posso fare diversamente, quando divento erede di un messaggio di amore che questi grandi, inconquistabili maestri ci hanno lasciato?
Potete esprimere questo messaggio di nuovo ora, in questa era di democrazia, nell'era del risveglio dei più poveri dei poveri, potete esprimere questo messaggio con maggiore enfasi.
Poi completerete la conquista di tutto l'Occidente, non attraverso la vendetta perché siete stati sfruttati, e nello sfruttamento voglio ovviamente includere l'Africa, e spero che quando vi reincontrarete in India la prossima volta ci sarete tutti: spero che voi, nazioni sfruttate della terra, vi incontrerete, se a quell'epoca ci saranno ancora nazioni sftuttate.
Ho forte fiducia che se unite i vostri cuori, non solo le vostre menti, e capite il segreto dei messaggi che i saggi uomini d'Oriente ci hanno lasciato, e che se veramente diventiamo, meritiamo e siamo degni di questo grande messaggio, allora capirete facilmente che la conquista dell'Occidente sarà stata completata e che questa conquista sarà amata anche dall'Occidente stesso.

L'Occidente di oggi desidera la saggezza.
L'Occidente dì oggi è disperato per la proliferazione della bomba atomica, perché significa una completa distruzione, non solo dell'Occidente, ma la distruzione del mondo, come se la profezia della Bibbia si avverasse e ci fosse un vero e proprio diluvio universale.
Voglia il cielo che non ci sia quel diluvio, e non a causa degli errori degli umani contro sé stessi.
Sta a voi consegnare il messaggio al mondo, non solo all'Asia, e liberare il mondo dalla malvagità, da quel peccato.
Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri, ci hanno lasciato."

M. K. Gandhi

martedì 5 agosto 2008

Estate

Già. Quest'anno la stiamo vivendo un po' sottotono, complice il clima ma anche le recenti "rivoluzioni" professionali di entrambi. Ma tra poco più di 3 gg, partiremo per "le ferie", una settimana di sole, mare e scogliere sull'Isola d'Elba. Per me un ritorno (quasi sabbatico... ;-)), per Antonio una scoperta. Ce la gireremo in moto, con la nostra V-Strom compagna di tante avventure. Come quella vissuta lo scorso weekend.
E' il ponte di Ferragosto, decidiamo di andarci a fare 3 gg a zonzo in cerca di sole (dopo tanta pioggia...), meta: Provenza. O meglio: Marsiglia e Aix-en-Provence. Peccato che invece del sole incontramo a Briançon una vera e propria grandinata!! Meno male che il marito montagnino ha pensato bene di insistere anche con me sulla giacca da moto pesante con imbottitura con relativi pantaloni e stivali...
A parte le quasi 9 ore per arrivare (di cui 2 chiusi nel McDonald's di Briançon in attesa che spiovesse...), Marsiglia non ci ha particolarmente colpito: tipico porto multietnico (e un po' sporco...), come tanti se ne incontrano in giro per il mondo. Da consigliare, però, per la colazione Le Pain & Co. nella Place aux Huiles, in pieno Vieux Port. Colazione abbondantissima e deliziosa, con tante confetture fatte in casa. Come pure la pizzeria Chez Jeannot, nella rue di Vallon des Auffres, piccolo porticciolo con le case arroccate l'una sull'altra in una girandola di colori e profumi. Il ristorantino non è niente di che, ma provate le moules à la cocotte (possibilmente senza ustionarvi come la sottoscritta....), fantastiche....
Ciò che ci ha davvero entusiasmato, invece, è la famosa "route des crètes", 16 km di tortuosa strada che collegano Cassis con La Ciotat. Si possono ammirare les Calanques nell'unica parte accessibile via ruote (tutto il resto del parco naturale può essere ammirato ma solo a piedi e solo in alcune parti dell'anno). Per un attimo, sembra di essere in Corsica...
Aix-en-Provence è l'ennesimo gioiellino urbanistico francese, volutamente rimasto quasi intatto rispetto ai quadri di Cézanne che ne ha fatto spesso oggetto dei suoi capolavori. Molto carino il mercato di place des Precheurs e il cours Mirabeau che tanto ricorda i viali di Parigi (ma anche un po' le Ramblas di Barcellona...).
E adesso via, a preparare le valige e chiudere gli ultimi lavori prima di dedicarci una settimana all'insegna del relax e del riposo...

martedì 1 luglio 2008

Su la testa

Domani ricorre il 17mo anniversario della scomparsa di mio padre.
Una vita, un viaggio intero che ho percorso senza la sua presenza fisica. Ma sapendo sempre di averlo accanto in ogni istante.
Ieri non ho accettato un compromesso di lavoro. Ho rifiutato una proroga al mio contratto, di 6 mesi scadenti ieri appunto, di soli altri 4 mesi. Dopo che neanche un mese fa mi era stato prospettato un futuro professionale completamente diverso e di sicuro.. più continuativo.
Le motivazioni vere, ovviamente, non verranno mai fuori, ma maldicenze, sotterfugi, pettegolezzi e chissà quant'altro, hanno inquinato e inficiato la qualità del mio lavoro là dentro.
Ho deciso che per la prima volta nella mia vita era arrivato il momento di dire basta, di alzare la testa e non accettare. Certo, rispetto al passato, questa volta me lo sono potuta permettere. Ma comunque per me è stato un salto nel buio. Un AFFIDARSI alla vita e al proprio destino. Qualcosa arriverà.
Ma ieri sera, ripensandoci a fondo, ho capito che ancora una volta ci stava dietro papà, anche a questa decisione.
Come l'anno scorso quando, poco prima di partire per il nostro viaggio di nozze negli States, mia mamma arriva con una busta di dollari. Erano i dollari che 16 anni prima mio padre aveva preso per un viaggio di lavoro che avrebbe dovuto fare in qualità di nuovo responsabile di un centro per disabili gestiti dal Comune di Milano. Un ruolo a cui teneva tanto, e un viaggio a cui teneva ancora di più. Avrebbe accompagnato quei ragazzi in un giro nel territorio americano, il suo sogno.
Poco prima che partisse, lo silurarono, per dare spazio al solito raccomandato di turno. E da lì iniziò la sua discesa.
Abbiamo speso tutti quei dollari durante il nostro viaggio, e mi sono commossa al pensiero di portarlo finalmente là, dopo 16 anni.
Mio padre mi ha insegnato cosa siano dignità e rispetto, serietà e passione. Sul lavoro e nella vita. Ieri ho alzato la testa, anche per lui.