martedì 1 luglio 2008

Su la testa

Domani ricorre il 17mo anniversario della scomparsa di mio padre.
Una vita, un viaggio intero che ho percorso senza la sua presenza fisica. Ma sapendo sempre di averlo accanto in ogni istante.
Ieri non ho accettato un compromesso di lavoro. Ho rifiutato una proroga al mio contratto, di 6 mesi scadenti ieri appunto, di soli altri 4 mesi. Dopo che neanche un mese fa mi era stato prospettato un futuro professionale completamente diverso e di sicuro.. più continuativo.
Le motivazioni vere, ovviamente, non verranno mai fuori, ma maldicenze, sotterfugi, pettegolezzi e chissà quant'altro, hanno inquinato e inficiato la qualità del mio lavoro là dentro.
Ho deciso che per la prima volta nella mia vita era arrivato il momento di dire basta, di alzare la testa e non accettare. Certo, rispetto al passato, questa volta me lo sono potuta permettere. Ma comunque per me è stato un salto nel buio. Un AFFIDARSI alla vita e al proprio destino. Qualcosa arriverà.
Ma ieri sera, ripensandoci a fondo, ho capito che ancora una volta ci stava dietro papà, anche a questa decisione.
Come l'anno scorso quando, poco prima di partire per il nostro viaggio di nozze negli States, mia mamma arriva con una busta di dollari. Erano i dollari che 16 anni prima mio padre aveva preso per un viaggio di lavoro che avrebbe dovuto fare in qualità di nuovo responsabile di un centro per disabili gestiti dal Comune di Milano. Un ruolo a cui teneva tanto, e un viaggio a cui teneva ancora di più. Avrebbe accompagnato quei ragazzi in un giro nel territorio americano, il suo sogno.
Poco prima che partisse, lo silurarono, per dare spazio al solito raccomandato di turno. E da lì iniziò la sua discesa.
Abbiamo speso tutti quei dollari durante il nostro viaggio, e mi sono commossa al pensiero di portarlo finalmente là, dopo 16 anni.
Mio padre mi ha insegnato cosa siano dignità e rispetto, serietà e passione. Sul lavoro e nella vita. Ieri ho alzato la testa, anche per lui.

lunedì 23 giugno 2008

Serendipity.....


Finalmente ce l'abbiamo fatta. Dopo 1 anno e un vero viaggio della speranza (1290 km tra andata e ritorno in 2 gg e mezzo... santa motina anche stavolta!! quasi 40 km di code tra andata e ritorno, svicolate grazie alla strommina e alla bravura del mio centauro!!), siamo riusciti ad andare a Torrita di Siena e godere del regalo di Roby e Ivo... una meraviglia!! bellissimo regalo di nozze in magnifico posto.
La Residenza d'Arte, www.residenzadarte.com, si trova a cavallo tra Umbria e Toscana, inerpicata su un colle dal quale, manco a dirlo, si gode una vista spettacolare della Val di Chiana. Il posto è unico anche perchè letteralmente museo a cielo aperto dell'artista Anna Izzo, pittrice e scultrice specializzata in ritratti femminili.
Ogni angolo di questo borgo, ogni ambiente, sono curati nei minimi dettagli con pezzi originali dell'artista. Per darvi un'idea, questo è il gazebo dove facevamo colazione la mattina, e questa invece la nostra stanza (che più che una stanza sembrava un vero e proprio appartamento!!).
2 magnifici giorni di sole ci hanno permesso di godere appieno delle bellezze mozzafiato di queste terre (Wondershire, per dirla all'inglese...): Montepulciano, Pienza, Cortona, Montalcino, e la stessa Torrita di Siena. E siamo persin riusciti a salutare Maribe, Giovanni e la piccola Claudia, in attesa di conoscere presto il piccolo in arrivo..
Un vero sogno, il modo migliore per ricordarci che la vita è una sorpresa continua, che la bellezza è sempre davanti ai nostri occhi e che dobbiamo solo ricordarci di aprirli più spesso.
ma soprattutto... che non dobbiamo mai smettere di stupirci dei doni inaspettati che arrivano quando meno te l'aspetti. SERENDIPITY.
E per chiudere, un grosso abbraccio a Gabry che ieri alle 12.00 è arrivata a Santiago. Ha concluso un percorso per iniziarne un altro.
Buona strada a tutti.

mercoledì 11 giugno 2008

... slow, slow food...

... sono stati giorni un po' convulsi a causa del lavoro di entrambi, e, complici anche i rispettivi compleanni, anche di bilanci, non sempre positivi (per lo meno professionalmente...).
ma fortunatamente, siamo riusciti a trovare il giusto tempo per festeggiare compleanni e primo anniversario di matrimonio! e su 3, 2 ristorantini in particolar modo ci hanno pienamente soddisfatto e ripagato di alcuni bocconi amari!

il primo, in assoluto, è un ristorantino a 5 min. a piedi da casa nostra, la HOSTARIA BELLA HISTORIA (http://www.hostaria.biz/home/hostaria.htm).

da fuori, non gli daresti 2 lire, ma basta entrare per scoprire un mondo fantastico di leccornie... in un ambiente delizioso e romantico, fatto di tavoli di legno e tovaglie a quadretti, candele e luci soffuse, piccoli dettagli curati ad arte (simpaticissimo il menu con le pagine tenute insieme da un mestolo di legno!!).
piatti semplici ma cucinati con cura e amore (non c'è niente da fare.. la differenza si sente eccome!!), dove la carne la fa da padrona.

per decidere le portate ci si mette almeno un quarto d'ora, da tante sono le proposte.... abbiamo optato, sopravvalutandoci, per 2 primi e 2 secondi. sarebbero bastati 2 primi e 1 secondo in 2, perchè le portate sono davvero di dimensioni pantagrueliche!! ravioli d'oca con ragu d'oca per me, spaghetti al sugo di cervo per Antonio, tagliata alle patate e rosmarino per lui e tagliata al radicchio e arancio per me. non sono riuscita a finire la carne, e per il dolce dovremo passare un'altra volta... e di sicuro torneremo!! magari portando anche qualche amico che verrà a trovarci... perchè il posto merita non una ma più visite (Patty.. adesso capisco perchè vi ci siete affezionati tanto!!!), perciò... attendiamo prenotazioni!! ;-))
l'altro ristorantino è in pieno centro di Torino, è una risotteria, il Vicolo, in via Melchiorre Gioia. anche qua, ambiente carino (ma sicuramente meno curato) e grande varietà (e qualità...) di risotti, secondi e crèpes. manco a dirlo... con porzioni pantagrueliche!! validissimo anche questo.

..capito adesso perchè da quando vivo in Piemonte non riesco mai a dimagrire?? uffa...

giovedì 29 maggio 2008

Time

Tired of lying in the sunshine, staying home to watch the rain
you are young and life is long, and there is time to kill today
but then one day you've find ten years have got behind you
no one told you when to run, you missed the starting gun!!!

Pink Floyd. Time.

Il tempo che passa. Scrivo questo post oggi che compio 37 anni, stralunato dal non aver quasi dormito, non per una notte brava ma per un'emergenza di lavoro. Eccomi, nella macchina.

Welcome my son, welcome to the machine
What have you dream? It's alright we told you what to dream
You dreamed of a big star, he played lead guitar
He always ate in the steak bar
So welcome to the machine

Pink Floyd. Welcome to the machine.

E così mi confronto con questo tema del tempo che passa e ci porta lontano da dove siamo partiti, quando era tutto ancora intero, era tutto ancora "chi lo sa" e ci chiediamo se delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto.
E' un tema che mi è sempre stato caro, se sia più giusto rimanere fedeli a se stessi solcando le strade della maturità o divenire se stessi maturi.
Confine difficile da tracciare e ancora più da percorrere. Scrivere questo post e ascoltare certe canzoni aiuta me stesso (e spero anche chi mi legge) semplicemente a non perdere il filo.
A ricordarsi chi si è, da dove si viene e dove si voleva andare.

And you run and you run to catch up with the sun but it's sinking
and racing around to come up behind you again
The sun is the same in this relative way but you're older
Shorter of breath and one day closer to death

Ma per non esser troppo pessimistici concludo con Peter Cincotti, il quale scrive che

in between man and child
a homeless horse is running wild

E lo dedico ai cavalli di tutti. Perchè non diventino somari col passare degli anni


martedì 27 maggio 2008

Il cammino di Santiago

The road to Santiago will never be the same for all.
Even walking on the same way everyboby will have a different road.
Build your walk day by day, feeling and following your sensations, and never be in a hurry.
Every moment more on the road to Santiago will enrich the rest of your life.

E' quanto recita nella sua homepage il sito dedicato al Cammino di Santiago de Compostela, uno dei percorsi a piedi più famosi nel mondo e... nella storia, sin dal lontano 813 d.C.

La "fama" di questo cammino è stata sicuramente alimentata anche dai tanti best sellers che negli ultimi anni hanno fatto capolino tra gli scaffali delle librerie (da "Il Cammino" di Shirley MacLaine a "Il cammino di Santiago" di Paulo Coelho), ma, pubblicità mediatica a parte, il fascino e il mistero che da sempre accompagnano questo percorso sono rimasti intatti nei secoli.
Ieri, 26 maggio 2008, una carissima amica (e mia testimone di nozze..), Gabry, ha iniziato in solitaria questo percorso di strada e... di vita. Grazie ai preziosi aggiornamenti quotidiani di Mauri, il suo compagno che la segue via cellulare da qua, riesco a seguirla in ogni sua tappa (una media di 20 km a piedi ogni giorno, in ogni condizione atmosferica... ).

Un giorno piacerebbe anche a me fare questo percorso.
Si dice che lo si intraprende quando ci si sente pronti. Chissà... Per ora, mi accontento di viverlo "in differita" attraverso le emozioni raccontate dagli sms che mi arrivano ogni giorno.

Vai Gabry!! buona strada e un forte abbraccio.

"May the road rise to meet you,may the wind be always at your back,may the sun shine warm upon your face,and the rains fall soft upon your fields and,until we meet again,may God hold you in the palm of His hand."

mercoledì 14 maggio 2008

Camargue


Ultima frontiera. O quasi... perchè in realtà il turismo è arrivato anche qua, ma è decisamente più civilizzato!
I km e km di paludi, acquitrini, saline, distese di ligustri e ginestre si alternano sì a lussuosi "masi" per turisti in cerca di raffinatezze pseudo-naturalistiche (a patto di essere zanzare-repellenti di natura...), ma nel pieno rispetto di chi in questi luoghi ancora selvaggi e meravigliosi abita da molto tempo prima dell'uomo.
Non di rado, infatti, si incontrano cavalli (i famosi cavalli camarguesi) che pascolano in totale libertà e affabile familiarità (abbiamo fatto amicizia con 2 in particolare, i primi che abbiamo incontrato e dei quali ci siamo subito innamorati, immortalandoli in una trentina di scatti in 2!!) o tori, che approfittano dei momenti di relax prima di essere ingaggiati in qualche "abrivado" (tradizione della zona che prevede di farli correre lungo le strade dei paesi per poi portarli poi nelle arene).
Fortunatamente, non sono protagonisti di truculente corride, poichè la strana mescolanza di cultura franco-spagnola di questa regione della Francia si caratterizza, tra gli altri, di una corrida ove il toro non viene ammazzato, alla fine dello spettacolo, ma dove il torero deve solo recuperare un gagliardetto preventivamente apposto sulla fronte dell'animale.
Abbiamo trascorso in Camargue un intenso ponte del 25 Aprile, riuscendo a vedere molto di quanto questa bellissima zona della Francia offra ai suoi visitatori. Abbiamo soggiornato a Les Saintes Maries de la Mer, forse la più nota località turistica assieme ad Aigues Mortes. E' famosa per esser diventata la culla del cristianesimo nel lontano 48 d.C., e oggi è curiosamente meta del più importante raduno-pellegrinaggio mondiale del popolo Rom, durante l'ultimo weekend di maggio. Abbiamo soggiornato in un delizioso alberghetto, l'hotel Les Arcades, a 100 m dal centro storico del paese e altrettanti dal mare, onestissimo nel prezzo e nei servizi (110 € in 2 colazione compresa per 2 notti), che consiglio vivamente quale base per poter poi muoversi. Nella zona, molto interessanti da visitare sono il Parc Ornitologique du Pont-de-Gau, dove poter osservare in tutta tranquillità diverse specie di uccelli in libertà (primi fra tutti, i famosissimi fenicotteri rosa, che qua hanno stabilito uno dei loro abitat europei preferiti), o le diverse saline disseminate tra un acquitrino e l'altro (noi abbiamo visitato quelle di Giraud).
Per chi fosse interessato anche a qualche bellezza storico-culturale-architettonica, a non molti km di distanza si trovano Nimes, Arles e Avignone, quest'ultima con la sua splendida residenza dei papi. Arles è forse la città più rappresentativa di questa zona della Francia meridionale, quella dove è possibile incontrare da vicino la complessa mescolanza della cultura spagnola e di quella francese (non per niente possiede una bellissima arena romana usata frequentemente per le corride). Il suo fascino, del resto, è stato più volte ritratto su tela da Van Gogh, anche se di alcuni dei palazzi più famosi ritratti dal celebre pittore oggi esistono più solo le ricostruzioni (prima fra tutte, la famosa maison jaune).

mercoledì 2 aprile 2008

PARALLELISMI

La teoria dei famosi 6 gradi di separazione afferma che una persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari.
E’ a questa immagine che ho pensato per scrivere questo post.


Perché se in Tibet (e prima ancora in Birmania) un popolo, non soltanto di monaci e fedeli, viene da anni ripetutamente vessato, represso (sia legalmente che con l’uso giustificato della forza militare), soggiogato da un governo solo a parole democratico, in Italia vengono chiusi ben 3 conventi francescani, senza un’apparente motivazione logica e plausibile (se non quella, ufficiale, della mancanza di fedeli e di soldi…. sarà??).
E’ un parallelismo forte, forse eccessivo, ma parte da un identico, annoso presupposto.

E’ accettabile che un governo, già repressivo in casa propria, possa esercitare, col beneplacito internazionale, il proprio potere anche su, di fatto, una regione autonoma controllata militarmente? E cosa ancor più grave, reprima una protesta non violenta di una miriade di fedeli che semplicemente chiedono di essere riconosciuti come entità a sé stante, evitando che una cultura millenaria venga cancellata dalla massificazione perpetrata dal governo centrale cinese?
Esistono molte regioni autonome, stati satellite che nel corso della storia hanno cercato l’indipendenza e hanno subito violente repressioni, ma qua stiamo parlando soprattutto di una protesta portata avanti da monaci, uomini di fede. Che non usano armi se non la parola e il proprio corpo come scudo di fronte agli assalti delle armate.

Indossano tuniche dai colori caldi e solari, e in Italia, fratelli a loro simili per ispirazione spirituale e di vita, indossano semplici tuniche di canapa o iuta, e vedono chiudersi i propri conventi a seguito di decisioni a loro superiori di natura più o meno politico-economica.

Una nuova diaspora per i fratelli di S. Francesco e per i fedeli che potevano riscoprire in quei luoghi e a contatto con quei missionari, i più puri valori di fede cristiana e un’apertura di cuore e mentale che a fatica si ritrova in altri luoghi religiosi.
Tralasciando la profonda amarezza di molti padri spirituali (e tra questi.. colui che ci ha unito in matrimonio) che hanno dedicato la propria vita alla trasmissione del messaggio di S. Francesco, e ai molti fedeli delusi, abbandonati, addolorati, mi chiedo…. Con che diritto ci si lamenta poi della crisi delle vocazioni? Del sempre minor numero di fedeli che si convertono? Se poi è la Chiesa stessa a tagliare quelli che considera rami secchi che invece hanno molti più germogli di tanti alberi apparentemente rigogliosi….
In entrambi i casi, seppur con modalità diverse, si tratta di un attacco alla libertà. Nello specifico, alla libertà di fede.

A sostegno della causa tibetana, oltre alle molte azioni e proteste pacifiste (tra tutte, ricordo la petizione sul sito di AVAAZ http://www.avaaz.org/en/tibet_end_the_violence/), diversi stati stanno mettendo in atto il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino di quest’estate.
“History will teach us nothing”, cantava Sting. E la storia si ripete. Come a Monaco nel ’72, a Montreal nel ’76, a Mosca nell’80 e a Los Angeles nell’84.
In Italia non si sa ancora con che modalità si affronterà e si supererà la decisione di chiusura dei 3 conventi francescani di Sabaudia, Susa e San Marco a Roma.

Quo usque tandem abutere patientia nostra?